Sono tutti uguali

Avrei voluto cominciare a scrivere dopo la pazzia pre-elettorale. Solo che poi a dire certe cose dopo si viene tacciati di ovvietà; preferisco allora venire deriso come sedicente “profeta”. Anche perchè i fatti dei mesi a venire, esattamente come tutti quelli degli ultimi 40 anni, mi daranno ragione.
Chiamatemi presuntuoso o come vi pare, non mi interessa. Mi interessa molto di più che consideriate le parole che seguono e, obbiettivamente, le riconsideriate tra qualche mese.

 

Il concetto

Il concetto è semplicissimo: SONO TUTTI UGUALI.

Mi riferisco ovviamente ai politici, i canditati, i programmi di partito, le campagne elettorali; gli uomini che ogni italiano, illuso di poter decidere da quando esiste il voto a suffragio universale, assurge a propri “guru”, salvatori della patria, profeti, eroi sul cavallo bianco che ci salveranno da quei cattivoni di prima.
E ovviamente, puntualmente, invariabilmente, ogni volta il nuovo arrivato si rivela essere uguale a quei “quelli di prima” che avrebbe dovuto detronizzare.

 

Il “corollario”

Il corollario è altrettanto semplice, ma chissà perchè sempre meno compreso, assimilato realmente dalla “gente”: a me non interessa di che colore è la maglietta di chi mi incula.

C’è qualcuno che ci tiene a certe cose, ma sono la minoranza; la maggioranza, a parole, concorda con questa opinione. Eppure poi va a votare.
Eppure, anche qui invariabilmente, incontestabilmente confermato dai fatti, l’accadimento è il medesimo: il “nuovo” si rivela vecchio, cosicchè se è cambiato il colore della maglietta (e anche qui c’è da discutere su quanto effettivamente ciò avvenga), di fatto si tratta sempre di un potente che incula i deboli.

 

La motivazione

La motivazione è poi quella che tutti (o quasi) negano. Questo perchè la propaganda borghese si è data un gran da fare a borghesizzare (appunto) l’altrimenti semplice ideale di libertà. Trasformandolo da ideale a ideologia, ha finito per appesantirsi di un mucchio di sotto-concetti che potrebbero voler dire tutto e niente, il cui unico scopo è il seguente: fornire l’illusione che il sistema sia libero, fornire i mezzi (ovviamente fittizi) per concretizzare l’apparenza di tale illusione, mettere in scena un teatrino – la cui massima espressione sono chiaramente le elezioni – per rendere mediaticamente tutto bello e democratico.

Ecco, l’ultima parola ci porta alla motivazione cui accennavo, quella negata dal senso comune perchè nega l’illusionismo del potere: democrazia, potere del popolo.
Eppure, a me risulta che in democrazia la maggioranza conta di più, la maggioranza decide. Ma, correggetemi se sbaglio, la maggioranza del popolo è fatta da lavoratori (soprattuto dipendenti, pubblici o privati); pensionati, casalinghe e studenti. Persone, in un modo o nell’altro, legate ad un reddito (soprattutto salariato).

Allora come mai a decidere sono altri? Avvocati, notai, grandi imprenditori, liberi professionisti d’alto livello (consiglieri, amministratori, consulenti aziendali). Ma come mai, pur essendo la maggioranza del popolo (ricordiamo: democrazia, quindi il popolo dovrebbe comandare), non ci sono panettieri, segretarie, commesse, operai, meccanici, idraulici ed elettricisti?
E non ci sono non solo in maggioranza, ma nemmeno in minoranza… non ci sono proprio!

Poi arrivano i pallisti dei “tecnici”: può un manovale tenere i conti di un ministero, il bilancio di una commissione, ecc… ?

Ma chi deride certe affermazioni ponendo domande retoriche (e comunque non del tutto retoriche, dato che non siamo più nel medioevo e io conosco tanti muratori mille volte più intelligenti di un Maroni o un Trota – e sono solo esempi) trascura il non trascurabile fatto che a gestire le questioni dal punto di vista meramente tecnico ci sono, appunto, i tecnici ministeriali. Stra-pagati da noi che lavoriamo (e paghiamo le tasse) per fare il lavoro di onorevoli e ministri; o meglio, quella parte di lavoro che a detta di taluni giustificherebbe il fatto che “devono esser di una certa estrazione sociale“. Concetto che, oltre ad essere smentito nei fatti come detto, è anche riprovevole dal punto di vista etico in generale.

 

I “sono tutti uguali” non sono tutti uguali

Scusate, non ho resistito al gioco di parole. Ma che vorrebbe dire questa cosa?
Semplice: l’accusa immediata a chi sostiene quanto detto finora è il qualunquismo, la superficialità, il menefreghismo, e via luogocomunando…
Il fatto è che, appunto, ci sono generalmente due “tipi” di persone che fanno tale affermazione:

  • i “sono tutti uguali” perchè tanto siamo tutti cattivi dentro, perchè non mi interessa ed ognuno pensa al suo, perchè tanto è lo stesso;
  • i “sono tutti uguali” perchè analizzando i fatti, le conseguenze, le motivazioni e la situazione socio-culturale del paese, la conclusione è quella

Avrei la pretesa di appartenere alla seconda categoria, se non altro perchè qualcosa sulle motivazioni ho scritto. Comunque, in generale, fa un certo effetto vedere che alla prima categoria appartengono quelli che non si informano nè se ne sono mai interessati in alcun modo (e per questi allora forse l’appellativo di “qualunquista” è giustificato), mentre alla seconda, viceversa, appartengono quelli che se ne interessano a fondo (= andando oltre alle apparenze), che è esattamente l’opposto del qualunquismo comunemente inteso.

 

La motivazione diventa conseguenza

Questa arbitraria (quanto oggettivamente, secondo gli stessi principi democratici, ingiusta) bilancia del potere è dicevamo causa prima del fatto che il voto è un’illusione, del fatto che non è una crocetta che cambia le cose.
Ma poi diventa anche conseguenza di questo meccanismo, in quanto ad ogni elezione i candidati sono sempre “gli stessi”: avvocati, imprenditori, giudici (novità all’ultima moda), ecc…
Cosicchè il sistema si rinnova senza che, di fatto, cambi nulla.
Si torna ancora una volta a quanto detto: magari cambia la maglietta, la faccia, il nome di chi ci sfrutta; ma non cambia il fatto fondamentale, ovvero che ci sfrutta.

E questa conseguenza diventa a sua volta causa e motivazione di un’altra affermazione, quella che attirerà le ire di tutta la rete – dato che il web è ormai totalmente inginocchiato alla Casaleggio & soci.
Di tutto ciò Grillo e il Movimento 5 stelle ne sono pienamente partecipanti.
La dimostrazione la forniscono loro stessi: non c’è tra i loro candidati un solo lavoratore dipendente. Loro dicono: <<Votate per voi!>>. Però poi presentano, esattamente come tutti gli altri, imprenditori, figli di imprenditori – perchè l’unica novità effettiva del M5S è l’età dei candidati, molto giovani a volte – liberi professionisti, ex-assessori/sindaci/militanti di altri partiti (prima di sbraitare allo spergiuro, cercate un po’ in rete – se Casaleggio non ha già fatto sparire tutto – sugli ex-leghisti ed ex-pidiellini che si ripresentanto con Grillo), ecc…
Insomma, anche nel loro caso, quelli che dovremmo essere noi, ebbene: neanche un cazzo di operaio.

 

Perchè

Non ci sarebbe bisogno di dire il perchè: perchè un grande avvocato non potrebbe fare l’interesse di una cassiera? (per esempio).
E’ ovvio e banale, ma chiaramente la propaganda di sistema ha ben mascherato una motivazione così ovvia e semplice; dietro all’ideologia, come si diceva, del fatto che “le persone onoeste” ecc… inutile che prosegua con la vomitevole mellifluità del bigottismo politically-correct.

Il fatto, ancora una volta concreto ed incontestabile, è che una persona con una parcella, che non ha reddito fisso nè tasse in busta-paga (e quindi poche o nessuna forma di controllo reale) e i cui guadagni inoltre si attestano mediamente sulla doppia cifra mensile, a differenza di quella della maggior parte dei lavoratori dipendenti o piccolissimi imprenditori, che la doppia cifra la raggiungono a stento in tutto l’anno, ebbene non ha concretamente gli stessi interessi; nè le stesse abitudini, nè le stesse preoccupazioni.
Se poi a questo aggiungiamo che queste persone non “escono dal nulla”, ma arrivano sempre e comunque – grazie all’altro grande problema della politica, ovvero la sua commistione (spesso di stampo malavitoso) con la finanza e ciò che ne è “braccio armato”, ovvero la grande impresa ed infine ciò che ne è coagulazione, ovvero il sistema bancario – arrivano dicevo da questi ambienti di consigli d’amministrazione, imprenditoria a grandi livelli, ecc… ebbene, si parla di persone con agganci, interessi (ed interessamenti), preoccupazioni che sono ben diverse dall’alzarsi al mattino alle cinque, pagare la bolletta del gas, arrivare a fine mese, riuscire a pagare l’università ai figli e cose di questo tipo.

Queste banalità che sono la nostra vita.

 

Ma allora non c’è niente da fare?

No.
Mi spiace se è deludente, ormai tutti ci hano abituato ad avere la soluzione in mano, a portata di crocetta, di click. Vi invito però a pensare quante di queste soluzioni miracolose si sono poi rivelate effettivamente risolutive. Anche togliendo il “miracolose”, anche togliendo il “risolutive” – considerando che in un Paese arretrato, burocratizzato e invischiato in ogni dove con atteggiamenti e comportamenti (quando non proprio organizzazioni) di tipo mafioso, ogni cambiamento dev’essere ampio, graduale e lento – non sono mai state neanche vere e proprie soluzioni.
Ma invece: palliativi, fumo negli occhi, giochi d’illusionismo per prendere la fatidica crocetta.

Scrolliamoci di dosso, una volta per tutte, questo illusionismo ormai davvero stantìo: non c’è soluzione all’interno del sistema.
Come può Grillo pretendere di cambiare il sistema dall’interno? Il sistema è ben corazzato al suo interno, tant’è che all’inizio lui parlava contro i partiti e l’intero sistema; naturalmente, questo prima di vedere di buon occhio le poltroncine.
E per favore, non tirate fuori la solita cosa del “ma lui non si candida”, perchè se pensate che davvero sia solo un portavoce siete illusi; anzi, bando alla diplomazia, siete proprio idioti, dato che seguite fanaticamente un movimento di cui non conoscete neanche la storia recente se fate un’affermazione del genere; Grillo stesso si è smentito per auto-celebrarsi (a nomina di Casaleggio, ovviamente) come capo del movimento – epurando chiunque gli si parasse sulla strada, tra l’altro.
Questo viene a suo ulteriore svantaggio, perchè non ha nemmeno il coraggio di metterci la faccia, riparandosi sempre dietro al comodo <<io non mi candido>>; almeno il Berlusca ce l’ha messa, la faccia… pure contro una statuetta!
A me comunque fanno schifo entrambi.

Ah, poi all’affermazione che, sia ben chiaro e limpido, CON QUESTO SISTEMA – quindi non in senso generale e nichilistico, come i buoni illusionisti borghesi amano caricaturizzare – non c’è modo di correggere il sistema stesso, solitamente si oppone la voce grillica più sentita e strasentita: <<Allora vota sempre i soliti che bla bla bla… ci vediamo in Parlamento.>.
No.
Non voto sempre i soliti perchè sei tu che li hai votati, non io. E adesso, deluso dalle tue stesse auto-aspettative, ti scagli incoerentemente contro il sistema che tu stesso hai finora alimentato. E come lo fai? Continuando ad alimentarlo! Facendoti fare il lavaggio dal cervello da una (apparentemente) “particella impazzita” del sistema, che invece ovviamente è il sistema stesso che ha creato per rafforzarsi in un momento di crisi.

Non a caso, se non ci fosse stato Grillo, l’astensionismo in tutta Italia a queste elezioni sarebbe stato altissimo; forse anche superiore al 50%.
Ma invece no. Caso strano, esce fuori questo salvatore su cavallo bianco, che come per magia fa su tutte le persone deluse (ma non disilluse, quindi ancora pronte a caderci con tutte le scarpe): tutti i delusi di Lega, PDL, PD e partitelli, tutti gli indecisi e molti astensionisti.
E guarda un po’ che strano, ancora una volta il sistema è salvo.
Bravi.

E comunque, ancora una volta, anche fosse che voti “sempre i soliti”: è tutto uguale.
Ripeto: basta con l’illusione che cambi qualcosa col voto.
E’ con la presa di coscienza che si cambiano le cose. Il primo cambiamento deve essere nelle nostre teste. Altro che crocette…

 

Ce n’è per tutti

Sia chiaro, non è che Grillo sia particolarmente deprecabile. E’ solo che mi sembra più necessario che per gli altri puntualizzare le cose. Gli altri partiti, i cosiddetti “tradizionali”, bè, ne hanno già combinate talemente tante, che sia destra o sinistra (che ovviamente sono etichette fittizie, in realtà non esistono perchè SONO TUTTI UGUALI), che mi pare superfluo stare qui ad elencare le dimostrazioni per essi.

Per togliere ogni dubbio, lo scrivo più chiaramente: non parlo contro Grillo perchè sono a favore di Berlusconi, non parlo contro Bersani perchè sono a favore di Renzi, non parlo contro Vendola perchè a favore di Ingroia.
Dico quello che vale per tutti – dato che, indovinate un po’, SONO TUTTI UGUALI: voi non mi rappresentate.
E finiamola con le ideologie: non è questione di idee, concetti, etica; è questione invece di stipendio, esigenze quotidiane, interessi lavorativi e familiari.
Voi avete aziende, intrallazzi, leggi per coprirvi il culo, guadagni milionari da far “sparire”; zii, cugini, parenti di ogni tipo da sistemare in posti da due cifre di stipendio al mese (pagati da me) e pensioni milionarie.

Io, noi, i lavoratori, abbiamo l’esigenza di uno stipendio equo e sicuro, che TUTTI paghino le tasse, che queste siano proporzionate ESPONENZIALMENTE al reddito e che si riversino in casse controllate e gestite per i SERVIZI (scuole, ospedali, pensioni in primis); non per giochi di potere, appalti finti o per far guadagnare questa o quella banca della quale, casualmente, voi fate parte.

Se votare servisse davvero a cambiare le cose, sarebbe illegale

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2 risposte a Sono tutti uguali

  1. Gino ha detto:

    Ma senti le cazzate che hanno il coraggio pure di spacciare come “profezie”

    senti, se il pianeta ti fà cosiì schifo, fai il favoro al mondo e vattene, un pessimista in meno che deprime la gente per le strade

    Uns aluto

  2. Anonimo ha detto:

    mi sono fermato a “neanche un cazzo di operaio”..non so da dove trae le informazioni ma sono errate,giusto guardando un articolo del messaggero e solo nella mia regione tra i primi 6 che leggo 4 sono operai e 2 impiegati.proseguendo ci sono insegnanti e un paio di pensionati.complimenti per l’articolo

E tu che scusa hai!?

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